
Non son ancor disposto a dipartire,
né so qual opra l’Amor del Fato move là sovra.
Ordino l’ombre che lasciasti,
prendo le lingue qual spade e cetre,
odo il suon di quelle che sanguinan,
e di quelle che cantano.
Non mi fido della lingua tinta di sangue;
ma credo in colui che l’osa lavare.
Ché ’l fato non è catena al collo,
ma fucina che l’attende le mani.
Perché sì molte lingue?
Perché non ’l silenzio o una sola canzone?
Ché ’l silenzio ancor ha le sue parole,
e la canzon rossa e bianca
può esser cantata da chi rimembra
che amar lo fato non è ubbidire,
ma arditamente far novo il dono ricevuto.