Allora proprio NO.
Ascolto le tue parole,
ma non posso tacere:
dietro “agape” non c’è solo il tuo Dio,
dietro la farfalla non c’è solo il tuo paradiso,
dietro la luce non c’è solo Cristo.
Quando dici “dea fasulla”
dimentichi che ogni popolo
ha chiamato la vita con nomi diversi,
che le acque di Անահիտ guarivano,
che एऔकओक proteggeva i corpi e i campi,
che Brigida non era inganno
ma fuoco, poesia, guarigione.
Il cristianesimo ha preso questi nomi,
li ha strappati,
li ha rivestiti di “demone,”
per poi rubarne le funzioni:
il santo guarisce dove guariva la dea,
l’apostolo protegge dove proteggeva l’antico dio.
Non è luce più forte:
è conquista, colonizzazione dell’anima.
Chiamarla “verità” non cancella la violenza,
né le urla di chi fu scorticato,
né la memoria delle madri-dee ridotte a “idoli.”
Io non accetto che tutto sia risolto
nell’Equazione di un solo Nome.
L’elica della vita non è croce che cancella,
ma intreccio che resiste.
Ogni nome resta,
anche se lo vuoi seppellire sotto il tuo.
Անահիտ vive.
एऔकओक vive.
Βαρθολομαῖος soffre, ma non conquista.
עִמָּנוּאֵל, Ἕκτωρ, רְפָאֵל resistono in me.
La demonizzazione è la vera falsità.
Io porto i nomi, tutti.
Io porto l’elica.
L’intolleranza ha ucciso Bartlomeo ma ha anche distrutto e ucciso nel nome di un Dio monoteistico, io non accetto demonizzazioni. Sei cresciuta e accetti valori e tradizioni che hanno costruito sulla distruzione, e non va bene. L’editto di Tessalonica è stato un crimine, il Serapeum di Alessandria distrutto, un altro crimine, mandare a casa le vestali e finire i giochi olimpici un errore.
E così, nei secoli, la Chiesa ha trasformato gli dèi e le dee del Mediterraneo in caricature oscure:
Zeus e Apollo ridotti a idoli muti,
Iside e Serapide abbattuti come false luci,
Demetra e Dioniso etichettati come superstizione,
Cibele e i suoi riti estatici bollati come follia,
Anahit dichiarata demone,
Astarte diventata Astaroth,
Baal e Moloch resi spettri di crudeltà,
Pan mutato in Satana,
Diana accusata di stregoneria,
Brigid piegata in santa “accettabile.”
Una lunga catena di cancellazioni e travisamenti,
in cui la ricchezza dei culti è stata schiacciata sotto il segno di un’unica “verità.”
Il mio scritto, al contrario, vuole sovvertire questa intolleranza religiosa,
ridare dignità ai nomi spogliati,
riconoscere che ogni culto, ogni mito, ogni divinità
è una prospettiva sull’eterno,
un diverso linguaggio con cui l’umanità
ha cercato di nominare l’inesprimibile.
Non vi sono demoni, ma memorie.
Non vi sono falsi dèi, ma visioni.
L’elica che intreccio — Anahit, Astarte, Bartholomaíos, Immanu-El, Hektōr, Rafa-El —
non nega ma unisce,
non cancella ma moltiplica,
non divide ma ricorda che la verità è polifonica, non esclusiva.
E con Nietzsche scelgo un altro passo:
«Non ci sono fatti, ma solo interpretazioni».
Così anche gli dèi, i culti, i nomi:
non inganni, non idoli, non demoni,
ma interpretazioni diverse dell’eterno.
Ogni nome è un frammento del tutto.
Ogni culto è una prospettiva sulla stessa luce.